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Il Rinascimento è un periodo ritenuto fondamentale per la formazione della moderna cultura occidentale. Alle radici di questo grande movimento di rinascita scientifica e culturale vi sono le opere di filosofi come Raimondo Lullo, Pico della Mirandola, Francesco Giorgi, Enrico Cornelio Agrippa, Durer, Giordano Bruno e altri, che hanno proposto creazioni mirabili del pensiero umano. Tuttavia, non solo il grande pubblico ma anche classicisti, storici e scienziati spesso trascurano il ruolo fondamentale del pensiero scientifico greco, alla base di molte delle creazioni e delle invenzioni del genio rinascimentale incarnato da uomini come Leonardo da Vinci, Mariano Taccola e Francesco di Giorgio. Pensiero, opere e progetti giunti alla portata degli umanisti e degli ingegneri italiani attraverso i lucrosi traffici di manoscritti tra Costantinopoli e la nostra penisola, a cui si dedicarono numerosi mercanti come Giovanni Aurispa.
Ci conduce lungo questo cammino di riscoperta una guida d'eccezione, il prof. Lucio Russo (Venezia 1944), docente presso l'Università Tor Vergata di Roma. Lucio Russo ha insegnato nelle università di Napoli, Modena e Roma e ha trascorso periodi di studio a Parigi e a Princeton. Si è occupato di meccanica statistica, calcolo delle probabilità e storia della scienza. Con Feltrinelli ha pubblicato La rivoluzione dimenticata (1996, finalista del premio Viareggio per la saggistica, 1997, nuova edizione ampliata e aggiornata UE 2002), un'opera in grado di svelare, mediante un linguaggio chiaro e appassionante, parecchi "misteri" e retroscena della incredibile produzione filosofica e scientifica di uno dei periodi più floridi e fecondi della storia umana.
D. Professor Russo, lei giustamente allude al pensiero scientifico greco come ad una "rivoluzione dimenticata". Come è stato possibile "perdere la memoria" di una trasformazione di tale portata per l’umanità?
R. Credo che abbiano agito vari meccanismi. Molti risultati specifici, sia scientifici sia tecnologici, sono stati a lungo dimenticati a causa della perdita dei testi e delle realizzazioni tecnologiche. Per esempio è questo il caso delle condotte forzate, riscoperte solo grazie all'archeologia del XX secolo, o dell'antico calcolo combinatorio, che viene riscoperto in questi anni grazie all'analisi di passi che, pur non essendosi perduti, non erano mai stati compresi. Sono convinto che questo tipo di lavoro sia lontano dall'essere terminato. Altri risultati, come l'eliocentrismo di Aristarco di Samo, pur non essendo stati del tutto dimenticati, sono stati respinti nel ruolo di bizzarre anticipazioni dei corrispondenti risultati moderni, prive di qualsiasi rilevanza nell'epoca loro propria. Infine i risultati che sono stati usati con continuità, come la geometria euclidea o la geografia astronomica, proprio per il loro continuo uso nell'insegnamento attraverso i millenni si sono snaturati nella memoria: non vengono associati ad una rivoluzione culturale avvenuta nel primo ellenismo, ma sono visti per lo più come risultati elementari al di fuori della storia, con l'aggravante di evocare ricordi scolastici.
D. Possiamo parlare di una data e di un luogo di nascita per il "pensiero scientifico" così come modernamente inteso?
R. Mi sembra sia databile abbastanza esattamente, tra la seconda metà del IV secolo a.C. e l'inizio del secolo successivo. Quanto al luogo non penso sia determinabile con più precisione che parlando di "mondo greco". Alessandria ha avuto certo un ruolo molto importante, ma la "rivoluzione scientifica" era iniziata prima che la città fosse fondata, in Grecia e nei centri della Magna Grecia e dell'Asia Minore, ed ebbe uno sviluppo policentrico.
D. Quali sono, tra quelle degli scienziati e dei filosofi greci, le figure che, a suo avviso, hanno maggiormente contribuito a cambiare il corso della storia?
R. Credo che la nascita della scienza (come del resto quella della filosofia alcuni secoli prima) sia un fenomeno storico, non attribuibile a singole personalità di eccezione. Volendo però ricordare alcuni degli uomini in prima linea nella costruzione del metodo scientifico nominerei Eudosso, Eraclide Pontico, Euclide, Archimede, Erofilo di Calcedonia, Erasistarto di Ceo, Aristarco di Samo, Crisippo, Apollonio di Perga e Ipparco.
D. Spesso si allude ad una generica civiltà ellenico–latina. In realtà, quale influenza hanno avuto i Romani sulla scienza e sulla tecnologia greca?
R. All'inizio, quando distrussero i centri ellenistici, tra il III e il II secolo a.C., i Romani ebbero appunto un ruolo di distruttori. In un secondo tempo, dal I secolo d.C., l'impero romano fornì un ambiente adatto, se non allo sviluppo innovativo, almeno alla diffusione quantitativa della tecnologia, il cui livello qualitativo tende però a decrescere nel tempo. La scienza esatta rimase invece sempre estranea agli interessi degli intellettuali latini, con poche eccezioni, delle quali la principale è Lucrezio. Anche Lucrezio però, per quanto geniale, non è certo uno scienziato.
D. In che misura il Rinascimento può definirsi diretta derivazione del pensiero greco e quali tra le sue produzioni ritiene maggiormente significative di tali influenze?
R. Certamente la riscoperta del pensiero greco ha svolto un ruolo essenziale, senza il quale il Rinascimento sarebbe impensabile. Non parlerei però di "diretta derivazione" in quanto il pensiero greco era deformato attraverso la scelta delle opere e la loro interpretazione e veniva inserito in una realtà nuova. Credo che le influenze del pensiero greco siano altrettanto essenziali nella filosofia, nella letteratura, nelle arti figurative e nella scienza. L'influenza sulla scienza è forse oggi meno evidente proprio perché fu più profonda e si estese ben al di là dei limiti cronologici usualmente assegnati al Rinascimento. Per esempio in un mio piccolo libro che sta uscendo in queste settimane [L. Russo, Flussi e riflussi, Feltrinelli, maggio 2003, n.d.r.] cerco di ricostruire il filo continuo, finora ignorato, che, trasmettendo informazioni dalla scienza ellenistica, generò la moderna teoria delle maree.
D. Quali sono i rami della scienza greca di cui ci restano maggiori testimonianze e applicazioni moderne?
R. Gli aspetti della scienza greca la cui sopravvivenza nella scienza moderna sono più importanti, non sono quelli interni a particolari applicazioni (la fenomenologia studiata dalla scienza moderna è molto più vasta) ma sono quelli ben annidati nel cuore stesso del metodo scientifico: strumenti intellettuali come la dimostrazione matematica, il metodo sperimentale o anche la logica proposizionale o l'idea che gli stessi fenomeni possano essere spiegati con più teorie sono tutti eredità preziose del pensiero greco.
D. Quali sono i luoghi comuni più diffusi circa la scienza antica, e perché questi toccano il grande pubblico e spesso anche gli addetti ai lavori?
R. Uno dei principali è quello che la scienza greca fosse speculativa e disinteressata alle applicazioni. Si tratta di un luogo comune che deforma la realtà storica ancora più di quanto la visione neoclassica avesse deformato l'arte figurativa greca. L'origine è però, a mio parere, simile. Il neoclassicismo aveva formato la sua idea dell'arte greca sull'esame di tarde copie romane. Analogamente le nostre idee sulla scienza greca si sono a lungo basate sugli esiti di una lunga tradizione che aveva attraversato il medioevo trasformando l'immagine dell'antica scienza. La trasformazione doveva molto alle tendenze neoplatoniche in auge nel periodo imperiale e nella tarda antichità e aveva agito selezionando le opere, deformandone spesso il testo, corredandole di commenti e, soprattutto, rendendole avulse dalle applicazioni, che non potevano essere copiate e tramandate allo stesso modo dei manoscritti.
D. La relazione tra potere, scienza e tecnologia era molto evidente in Grecia: si possono delineare delle analogie con il nostro tempo e la nostra società?
R. La relazione tra potere, scienza e tecnologia fu molto diversa all'epoca della Grecia classica, nei regni ellenistici e in epoca imperiale. Mentre i sovrani ellenistici usarono lo sviluppo della scienza e della tecnologia come strumento di potere, durante l'Impero Romano fu assegnato questo ruolo solo, e in piccola parte, alla tecnologia. La situazione attuale è ovviamente diversa, ma mi sembra che in molti settori la ricerca che continua a dirsi "scientifica" divenga sempre più tecnologica. Non voglio affatto difendere il valore di una scienza pura disinteressata alle applicazioni. Credo che le applicazioni siano state uno stimolo essenziale dello sviluppo scientifico. Si può però parlare di sviluppo scientifico solo se si apre la strada ad un insieme virtualmente illimitato di applicazioni possibili e non se si sviluppa una singola applicazione. In alcune epoche gli scienziati hanno aperto la strada a tante possibili applicazioni che vennero poi sviluppate da inventori o ingegneri. In altre epoche vi è un patrimonio di conoscenze sufficiente per uno sviluppo tecnologico che non dipende da ulteriori progressi scientifici. Mi sembra si sia verificato un passaggio dalla prima alla seconda situazione sia nell'antichità sia in tempi recenti.
D. In quali campi la scienza greca può tuttora fornirci preziose indicazioni? L'impiego delle energie naturali è tra queste?
R. Ripeto che le lezioni fondamentali sono di metodo. Certo, l'economia greca non era basata su una crescita esponenziale dello sfruttamento delle risorse disponibili e quindi possiamo imparare qualcosa anche sull'impiego delle risorse naturali. Per esempio nei casi dell'acustica e del riscaldamento i Greci cercavano di ottimizzare rispettivamente l'ascolto o la temperatura regolando l'interazione tra fenomeno fisico e uomo, mentre noi siamo abituati a impiegare risorse per ricreare un fenomeno simile a quello desiderato senza curarci di sprechi di risorse e di danni collaterali. Ascoltiamo così con dispendiosi altoparlanti suoni ottenuti alterando quelli originali e ci rinfreschiamo con impianti che rovesciano calore all'esterno. Un migliore equilibrio tra uomo e ambiente, come quello che permetteva di ascoltare direttamente l'attore che sussurrava nel teatro di Epidauro, potrebbe essere utile anche oggi.
D. Quale potrebbe essere, oggi, la nostra "rivoluzione copernicana"?
R. Penso che dovremmo recuperare l'antico livello di consapevolezza e umiltà che caratterizzava la stretta relazione tra episteme e techne, senza illuderci di raggiungere Verità assolute sulla struttura ultima dell'universo. Avrei bisogno di molto più spazio per sviluppare questo punto, ma ho già cercato di farlo nel libro di cui stiamo parlando.
Tommaso
Sindicazione
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