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Mag152008

08:52:06
CRITICA ALL'INTERPRETAZIONE DI GIORDANO BRUNO


In questi anni il dibattito su Giordano Bruno ha provocato in noi un crescente malessere. La questione ha a che fare con la storia della scienza, ma la storia della scienza non può essere considerata uno sgabello da usare secondo le convenienze, sfornando qualche citazione tratta dall'introduzione di qualche libro e mal compresa. Ci sentiamo di protestare che la cultura scientifica ha una sua dignità e non è una semplice arma da usare strumentalmente nei dibattiti "seri" tra i "veri" uomini di cultura (quelli delle scienze umane). Così si continua a consegnare la scienza a tecnoscientisti e tecnologi e a sbatterla fuori dalla cultura. Troviamo quindi sorprendente che alcuni persone, per difendere le loro tesi debbano ricorrere a un'immagine "scientista" della scienza, per screditare Bruno come "non scientifico", "non moderno" e "mezzo mago". E quale contraddizione vi sarebbe tra l'essersi vissuto Bruno come un mago (come ha argomentato Yates con la sua autorità)e il suo contributo al pensiero scientifico moderno?






Mettiamola giù con brutale schematicità. Il fondamento della rivoluzione scientifica risiede principalmente nel progressivo rigetto dell'aristotelismo e nella riscoperta del platonismo e del neoplatonismo. In questo il pensiero umanistico e rinascimentale ha avuto un ruolo fondamentale: con tutto il carico connesso di misticismo, di recupero dello gnosticismo, dell'ermetismo, dell'alchimia, delle speculazioni kabbalistiche, e anche della magia. Nel suo recupero della "prisca theologia", il Rinascimento fa di Platone l'erede di Mosé, di Socrate l'anticipazione di Cristo, e mira a fare di Atene un suburbio di Gerusalemme. E così facendo recupera le parti più dimenticate (e per tanti aspetti più vitali) della filosofia e della scienza greche. Nessuno studioso serio può sottovalutare l'enorme apporto del misticismo neoplatonico alla fondazione della scienza moderna. E naturalmente Bruno è parte di questo processo.



Descartes, nel fondare la metafisica della scienza moderna, ripudiò il vecchio mondo rinascimentale, ruppe le concatenazioni astrali, sostituì la numerologia (come linguaggio divino) con la matematica (il vero linguaggio divino), e fondò la scienza sull'oggettivismo. Il che non toglie che egli sia figlio di quel processo e che il platonismo sia ormai un asse portante della scienza. Di più: il cartesianesimo esprime una formulazione radicale, ma né Galileo, e ancor meno Copernico e Keplero si affrancarono mai dai legami con le visioni mistiche del neoplatonismo rinascimentale. Per non parlare di Newton il quale, come rilevò Keynes (scopritore e lettore dei suoi manoscritti scomparsi), fu l'ultimo dei "maghi medioevali" piuttosto che il primo dei razionalisti moderni: cultore di teologia e di alchimia, Newton considerava un'autentica assurdità l'idea che l'attrazione gravitazionale fosse di natura meccanica e riteneva che l'unica spiegazione della stabilità del sistema planetario fosse l'attività del Divino Operaio che ne correggeva continuamente le perturbazioni. Prescindendo dalle concezioni filosofico- teologiche (ispirate al pensiero mistico e kabbalistico) di Newton è impossibile capire il suo concetto di spazio assoluto (sensorium Dei), che è alla base della fisica-matematica moderna. E' quindi assai fuor di proposito dire che Buridano fu precursore della scienza moderna in quanto si ribellò alla concezione neoplatonica delle forze intese come enti divini: in tal senso, Buridano fu "retrogrado" (altri e più specifici furono i suoi contributi fondamentali alla nuova meccanica); ed è invece partendo da quella concezione delle forze che è nata la scienza moderna, come è testimoniato ancora una volta dal pensiero di Newton (per non entrare in più dettagli ed esempi, come sarebbe serio fare). Ché poi il cartesianesimo abbia reciso i legami è un'altra storia, che non altera il fatto che il platonismo matematizzante era ormai posto a fondamento supremo della scienza fisica. Non vale aprire un libro di Duhem e trarne una citazione, dimenticando la sua visione molto particolare (una miscela di tradizionalismo teologico e di positivismo). Anche nella storia della scienza esiste una critica storiografica e bisogna farci i conti. Dispiace di dire che nel dibattito di questi giorni molti dei protagonisti sembrano agitare delle spade nel vuoto. Il problema se Bruno sia da considerare un pensatore serio o un ciarlatano, un anticipatore della scienza moderna o di Cagliostro, secondoché fosse un mago oppure no, è mal posto e assolutamente fuorviante. Bruno fu certamente influenzato dal pensiero magico-ermetico, e probabilmente si "sentì" un mago - come gran parte dei pensatori rinascimentali. Il che non toglie un'oncia al fatto - al contrario! - che egli abbia potentemente contribuito alla formazione del pensiero scientifico e filosofico moderno.


Giammarco e Giorgia





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